“SUPER PARTES” AL MOMENTO GIUSTO

di Maurizio Liverani
E’ riapparso Gianni Letta, per anni considerato il cavalier servente di Silvio Berlusconi. Andreottiano della prima ora, ha innata la capacità di rendersi utile, tanto che la Casa della Libertà fu ribattezzata la “casa di Letta”, una sorta di Grand Hotel aperto a tutte le provenienze politiche. Vent’anni fa, per Berlusconi con Gianni Letta si poteva fare un santo da villaggio e persino un presidente della repubblica. Apprezzamenti giungevano facili anche da sinistra a Letta che sembra abbia in testa un solo principio (coperto con la cappa di Machiavelli): la politica si fa dietro gli uomini di prestigio. Ottenuta questa, vellicando la vanità del personaggio e assicurandogli appoggio, sospinse Berlusconi a entrare, con gli affari, nel mondo politico. Silvio lo ha incensato in ogni occasione perché un andreottiano è sempre utile alla causa del compromesso storico meglio di qualsiasi democristiano. In effetti Letta ha sempre avuto idee, alcune nane, ma molte e su tutto. Silvio lo stima come tessitore politico instancabile; ora nei crocicchi importanti è rassicurante anche per la parte avversa. Le torre campanarie sono sempre disposte a suonare in suo onore; la sua presenza è germinata, in questo momento, per indurre la sinistra a tenere “a riposo” Romano Prodi, afflitto da un’ansia di ritorno sulla scena. Con il suo murmure prelatizio, con i suoi bisbigli da confessionale, Prodi vuol clonarsi per oscurare la stella di Matteo Renzi. Il carattere astrale del suo sguardo ci dice che il tempo della collaborazione, già in atto, tra destra e sinistra è ormai inevitabile per l’affievolirsi dei consorzi di FI e del Pd. Due formazioni che per salvarsi non hanno che una soluzione: unirsi e governare insieme. Per Gianni Letta questo è il solo modo per tenere accesa la fiaccola dello scudo crociato sotto il moggio dell’ex Polo. Il pergolato nuovo della politica italiana utilizza anche Pier Ferdinando Casini, stanco di essere una pedina trascurabile nella politica italiana. Gianni Letta è andreottista per eccellenza; nella nostra democrazia si può far tutto, basta tenere al largo la Lega e il M5S. Non bisogna, però, rinnegare nulla, soprattutto un passato che ha conosciuto il boom economico, le piste rosse, nere e bianche, Tangentopoli, la morte di Moro, decretata dai suoi correligionari. Così si comporta una “gran dama” che può permettersi il lusso di restare nell’ombra ed esercitare, con semplicità, il machiavellismo buono per questi tempi. Si acquista questa fama nell’emporio del “latinorum”, per dire anche che si è molto diversi da quello che si era una volta.

Maurizio Liverani