TORNANO I SILVI: L’APPARTAMENTO E’ IN SCENA

Gli attori, e non solo, oggi come da sempre si trovano a discutere sul tema “persona-personaggio”. Il conflitto, secondo le scuole e le epoche, non è ancora risolto. Ma spesso il conflitto porta beneficio e chiarezza. La dicotomia attore-personaggio è possibile? Ma pensando alla drammaturgia dove lo scrittore delinea i personaggi, anche qui il rapporto è conflittuale? O trattandosi in qualche modo, quanto ai personaggi, di “figli” dell’autore c’è una sorta di “clonazione” pur nelle varianti?

Nel nuovo allestimento di “Teatro negli appartamenti”, ossia nella nuova opera di Silvio Benedetto, si possono anche cercare parallelismi con il pirandelliano “Sei personaggi in cerca d’autore”? Benedetto dice in proposito: “… Si e no. Possiamo pensare anche a Copi, l’autore argentino di “La notte di Madame Lucienne” che ho messo in scena a Roma negli anni ’90 con le magnifiche interpretazioni di Alida Giardina e Olga Macaluso: durante tutta l’opera si parla di una Madame Lucienne che solo alla fine compare, anzi irrompe, per dire “Come vi permettete di parlare di me… Sono io Madame Lucienne”. In questa mia ultima opera “Ti racconto la Colombia” si va oltre Pirandello e Copi, anzi per meglio dire ci si differenzia da essi perché qui è in ballo non soltanto il rapporto tra attore e personaggio, ma anche tra l’uomo e il suo stesso essere attore”.

Infatti in “Provino a uno spettatore (se un giorno farò uno spettacolo)” è un continuo conflitto, un continuo entrare e uscire, tra la persona e il suo personaggio: ciò che in un primo momento sembra uno stratagemma avviene attraverso un teatro-verità, mediante un impianto scenico che gioca tra un certo “naturalismo” (inteso come “piano del reale”) e il teatrale. Il pubblico assiste a una “recita” interrotta più volte da interventi di un regista che ripropone e discute la scena stessa. E a proposito del regista: Benedetto qui è persona, regista e interpreta, il personaggio del “Regista”. È bene ricordare che spesso, nel teatro come nel cinema, l’attore cade (o almeno è tentato per un istante) – lì dove il suo personaggio è negativo – nel tentativo di “salvarlo”, almeno in un istante fugace con una sfumatura espressiva. Il “Regista” più volte durante l’allestimento scenico urta l’attore, e costui si mortifica: come personaggio o come persona? (dal momento che, almeno apparentemente, si tratta di una pausa di riflessione tipica delle prove e non di un momento legittimato dalla recita dove la reazione è inglobata nel gioco della regia). A sua volta il “Regista” viene più volte interrotto da un attore: il regista accetta: è benevolo perché è lui stesso ad avere steso il copione (e dunque ad aver creato questa situazione)?” (SILVIO BENEDETTO & SILVIA LOTTI)

Insomma, un’opera da vedere, si tratta di un gioco multiplo che presenta una serie di “tranelli” in una verità che si sfaccetta in diversi, molteplici specchi (se vogliamo ricordare Orson Welles). Silvia Lotti, Chiara Mariottini, Alessandro Tranquilli, Daniela Citerna e lo stesso Benedetto giocano con collaudata padronanza e passione questo difficile gioco teatrale.

PROVINO A UNO SPETTATORE

LUNGOTEVERE FLAMINIO 62

DOMENICA 20 MAGGIO ORE 21

AL TERMINE CONVERSAZIONE CON I CORSISTI DELLA SCUOLA DI TEATRO “FONDAMENTA”