TRADIMENTO COMICO

di Maurizio Liverani

«L’infantilismo di un cinquantenne rischia seriamente di diventare triste». E’ una dichiarazione di Rowan Atkinson al “Daily Telegraph” del 2002, che ci “delude” profondamente. L’attore aveva dato nuova gloria al cinema comico di stampo anglosassone. La sua comicità travolgente si richiama al shandysmo, così definita nel Regno Unito, da “Tristan Shandy” di Laurence Sterne, lo scrittore inglese vissuto nel ’70; un romanzo contagioso per l’attore britannico che da Sterne ha appreso la grammatica dell’assurdo tradotta in film che hanno fatto ridere mezzo mondo. La grammatica dell’assurdo, incessantemente ricercata da tutte le cinematografie dopo la scomparsa di Charlie Chaplin, cessa qui. La struttura narrativa imbratta di sberleffi l’ipocrisia dominante contro la quale è liberatoria anche la maleducazione. Rowan è l’attore adatto per traslare sullo schermo le bizzarrie di un dandy di bassa estrazione, uno scicchettone che boccia l’ineleganza di fondo dei damerini, degli elegantoni; raffinati nell’abito e sciatti nell’animo. Il comico è stato bravissimo a rivelare ciò che non vorremmo far conoscere, quello di cui ci vergogniamo e nascondiamo. Svela, con Mr. Bean, l’”io” vergognoso e segreto che c’è in ciascuno di noi. Fornito di una cospicua dose di sadismo e anche di masochismo, nel suo “io” scopre un uomo senza qualità; lo fa attraverso segni, gesti in contrasto con il suo aspetto dimesso, ma inappuntabile. Il suo personaggio mette in crisi un costume mentale; disgrega attraverso successioni di idee per dimostrare l’isolamento dell’individuo che, per nascondere quello che non vorrebbe essere, ingenera una commedia degli equivoci e di comici malintesi. Trasferisce tutto ciò senza l’ausilio della parola, con il linguaggio universale della comicità, comprensibile in ogni parte del mondo. Con Mr. Bean l’attore, ingegnere con laurea a Oxford, fuori dello schermo non fa nulla per apparire divertente, divertendo; di passare inosservato e di strappare risate incontenibili. Per reazione a tanta riservatezza si libera sullo schermo dalla schiavitù del “fair play”. In modo delirante. Nel comico non c’è posto per la buona educazione. Giunto all’età di 63 anni, Atkinson rinuncia a questo tipo di comicità, svelando, con nostro disappunto, che cancella dallo schermo l’immagine di Mr. Bean per far posto, per il momento, a una caricatura di James Bond. Domani per diventare un suddito di sua Maestà britannica affrontando personaggi, curando raffinatezze e nuance in perfetto stile della classica ironia inglese. Non solo cambia indirizzo, ma corregge anche il volto per farlo somigliare a quello del commissario Maigret in una breve serie televisiva. L’attore rivela un aspetto che non avremmo mai immaginato avesse: teme l’avanzare degli anni. E con questa scelta sembra voglia fare la caricatura di se stesso con un grido pubblicitario.

Maurizio Liverani