TROPPO TARDI

di Maurizio Liverani

Per accalappiare l’attenzione del pubblico non c’è oggi, in Italia, altro modo che scagliare banderillas contro i “poteri forti”, senza accorgersi che questo giochetto è accettato volentieri da questi poteri; non spaventano nessuno. E’ una formula sperimentatissima da uomini e politici cui piace essere avvolti dall’irriverenza, qualche volte esilarante, che non disturba mai, anzi ingigantisce il loro potere. Gli scalmanati cinquestelle nutrono contro questi poteri una forte avversione al punto di divenire giullari, paragonabili addirittura a un drappello di loro alleati. Con una battuta comica e tragica, ma lapidaria, Ennio Flaiano consigliava, a chi gli era amico, di lasciarsi “un nemico per la vecchiaia”. Anni fa, si prestò nella parte di “potere forte” Silvio Berlusconi. La moda era cominciata nel ’75 allorché Fortebraccio dell’”Unità” – Mario Melloni – aveva storpiato il nome del notabile democristiano, allora in auge, in “Fan-frani” innalzandolo come un lift nella gabbia dell’ascensore. Da allora si è capito come la satira punga il grosso pallone del politico (anche quando ci dà il panico) ma non lo sgonfia. Roland Topor, nume tutelare della satira moderna, asseriva che il potere si diverte con i nostri sberleffi; è, suo malgrado, alleata di chi comanda. Ai politici serve la satira; si lamentano quando essa li trascura. E l’immaginazione al potere, slogan famoso nel ’68? A questa domanda Topor mi rispose: “Nefasta! L’immaginazione non si concilia con il potere. Chi ha lanciato questo slogan ha aiutato, in buona fede, il potere”. Ad esempio, Maurizio Crozza stimola, lusinga la vanità di un potente. Oggi, Grillo è in attesa di essere messo alla berlina dal noto comico. I motivi ci sarebbero: la sindaca di Roma è invitata, per alcune supposte malefatte, a lasciare l’incarico e uno dei suoi aiutanti più autorevoli è stato arrestato. Molti dei cinquestelle non potrebbero sottrarsi a questo gioco divertente di Crozza perché non ne riceverebbero alcun danno. Il trust di cervelli che collabora con lui cerca invano di comicizzare quella che è chiamata la sbruffoneria di Matteo Renzi. Finora sono fermi su questo punto: il dimissionario primo ministro non ha saputo dare al popolo della sinistra che slogan e frasi fatte. Cioè quello che le masse alla fin fine chiedono. Nella “stanza dei bottoni” Beppe Grillo ci entra a fatica; l’abissalità che lo separa dai caricaturabili è troppo grande, mentre i suoi “devoti” fanno “cilecca”.

Maurizio Liverani