UN APPELLO ANCORA INTRIGANTE

di Maurizio Liverani

Ormai è accertata e anche accettata da milioni di italiani la sottomissione al Capitale di un governo a conduzione cattocomunista. Ci sono tanti illustri esempi: da noi, Massimo D’Alema ha potuto stringere la mano al “castrismo”, ospitare Ocalan e poi farlo marcire in un carcere turco; sostenere l’intervento americano in Serbia e predicare la pace; bocciare Romano Prodi per poi trovarselo potenziato a presiedere l’Ue. Questo “optimum” è riservato alla sinistra. Perché sorprendercene e deplorare? In un opuscolo che mi dette, molto tempo fa, Matteo Matteotti con il quale collaboravo al ministero dello Spettacolo, si legge questo appello di Palmiro Togliatti: “Per la salvezza dell’Italia, riconciliazione del popolo italiano” dove si dice: “Popolo italiano! Fascisti della vecchia guardia! Fascisti! Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori e vi diciamo: lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma”. Questo invito si trova ne “Lo stato operaio: Parigi, agosto 1936”, pag.626. Per la parte tedesca basta citare il consigliere di Hitler, Schnurre. E’ questa: “Vi è un elemento comune delle ideologie della Germania, dell’Italia e dell’Urss: l’opposizione contro le democrazie capitalistiche. Di conseguenza sarebbe veramente paradossale se l’Urss, in quanto Stato socialista, si schierasse dalla parte delle democrazie occidentali”. Citazione che si può leggere su “Nazi-Soviet relations, Dept. Of State”. Questi precedenti, storicamente verificati, sono rigorosamente “dimenticati” in attesa che si possa attuare una conciliazione non violenta cui si oppongono (già ci sono i cenni) i più settari, decisi a ridestare il terrorismo. Ecco perché andiamo ripetendo che i discendenti del “defunto” marxismo inventino continuamente formule nuove. Sono nati partiti che vorrebbero una società generosa, a dimensione umana; in alcuni si sente un’eco liberista, rispettabile ma che non c’entra nulla con la sinistra. Testimonianza che viviamo una fase di confusa vita intellettuale. Cooptare i partiti, metterli in un’unica marmitta, come proponeva Togliatti, e fare una grande fusione. Il grande capitale non è interessato a far nascere dittature rosse o nere. L’importante è vendere e produrre. La sinistra ha fallito in Russia e in Cina. “Chi cavalca la tigre non può scendere”, dice un vecchio proverbio cinese. Così continuando i partiti creano una situazione sempre più utile al grande capitale, ma pericolosamente nociva per le medie e piccole imprese. Contro questo moto “dissolutore” di ideali c’è nella sinistra  e nella destra chi vuole il ritorno a una società più giusta; siamo ormai al punto limite. Non per darsi un alone di nobiltà e di snobismo come è stato sino a oggi.

Maurizio Liverani