UN CALIBRATO PERNACCHIO

di Maurizio Liverani

Negli Stati Uniti si va creando un clima da guerra civile. I titolari di quell’immenso territorio dovrebbero essere i pellirossa. Sterminati. Gli americani sono un misto di etnie che, unendosi, nel tempo sono diventati la potenza più grande del mondo. I sopraffattori hanno sempre avuto una gran fregola di sbarazzarsi degli aborigeni. La cinematografia hollywoodiana su questo tema ha impostato le sue fortune; il pellirossa cattivo contro il bianco generoso. Su questa, che potremmo chiamare gherminella, utile allo spettacolo, è nata la presunta supremazia dei bianchi di tutto il mondo sulle masse di colore. Questa è stata considerata una politica normale; da qui è spuntato il razzismo. Un concetto che, dopo l’immersione nel nazismo e nel comunismo, ha prodotto le più grandi sciagure. Nel suo piccolo l’Italia, con D’Alema, per darsi una politica originale è andata a lezione in Cile per assumere l’essenza del dittatore Pinochet. Là,  ha appreso che il comunismo è più controllato e intimidito dal tiranno di turno. Intanto a Roma Walter Veltroni contendeva a D’Alema il titolo di “Schoeder italiano”. In risposta a Massimo D’Alema varava un libro dal titolo “La bella politica” dove esibiva la vanagloria di essere l’erede di John Kennedy. Successivamente al congresso del Labour Party, in vista delle elezioni di Blair, ottenne la fedina del “Blair d’Italia”. Partito all’insegna del “chiudi il tuo Marx e apri il tuo Kennedy”, il ministro delle “magagne” culturali cercò affinità ovunque. Basta con Gramsci, Togliatti, Berlinguer, giannettini dall’ideologia nana; erano diventate intelligenze troppo fatte in casa. Per essere il trombettiere politico della nuova Italia bisognava sintonizzarsi, appunto, con Schroeder, con Blair, un po’ meno con Jospin, allora premier francese, penetrato ancora di comunismo senza nulla di “pampadouresco”. Il tempo ha dimostrato che come rinnovatori della stirpe marxista, sia D’Alema che Veltroni, sono delle gran “patacche”; esempi viventi del valore della mediocrità, tecnici del ramo arrivisti, senza nulla di demiurgico alla Togliatti. Il loro avvento ha trasformato in rispettabile fallito un illustre leader come Achille Occhetto. Al loro seguito birbantelli sessantottini hanno usato la scala di servizio per salire ai vertici; sui loro volti, ancora oggi, non si legge che “l’attender certo di gloria futura”. Entrambi, sia D’Alema che Veltroni, hanno ricevuto dalla base un bel calibrato pernacchio.

Maurizio Liverani