UN ESTROSO CODICE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

UN ESTROSO CODICE

Francesco Cossiga è stato un personaggio simpatico. Molti anni fa, fece conoscere a un gruppo di studenti il suo estroso codice morale. La sua idea vagante era questa: al pentito siano concessi tre delitti senza incorrere nel rischio di essere inattendibile. Questo estroso codice mi fece tornare in mente Mino Maccari. Ricordate? “Eleva il tuo pensiero al governo e abbassalo immediatamente”. I giovani sembra siano abituati ad affrontare la vita con tranquilla amoralità; talvolta con una certa disperazione. E’ vano appellarsi alla giustizia; l’importante, per i “bon vivant”, è comandare anche se ai loro ordini non c’è che qualche attardato conformista. C’è chi si arrabbia rivelando la propria “qualità” di mostro in incognito e c’è chi si presta al gioco. Ridicoli e ridicolizzanti; ecco due categorie che, secondo Cossiga, si appropriano di qualsiasi cambiamento. Cossiga era deciso di stare a tutti i giochi, “stufo e stanco” di cercare rimedi alla miseria in un paese come il nostro che ha agli estremi l’opulenza e l’accattonaggio. Con in mezzo la marea dei poveri dignitosi. “La morte si sconta vivendo”, questo verso di Giuseppe Ungaretti, dedicato certamente ai pensionati, piaceva a Cossiga che lo “confidava” a tutti i suoi amici. Lo preferiva al suicidio dei giovani indotti a ricorrergli obbedendo all’elegiaco “Muore giovane chi al cielo è caro”. C’è “pienezza di declino”, ha scritto Emil Cioran, in tutte le civiltà troppo mature; in Italia, purtroppo, siamo in pieno declino pur essendo la nostra civiltà ben lontana da una pur che minima maturità. Quello che è uscito di grande da noi appartiene a epoche passate. Mussolini, su consiglio dell’ebrea Sarfatti, introdusse il pregiudizio retorico che fossimo gli eredi della Roma Imperiale. Discenderemmo così poco, per non dire affatto, da quella civiltà che abbiamo messo tutta sossopra. Persino l’ideale risorgimentale è ormai vacillante. Per tornare a Cossiga “bon vivant”, c’è da dire che il posto di “collaboratore” di giustizia oggi non viene negato a nessuno. Da tempo si uccide in nome della giustizia. E’tollerata una confessione spontanea senza nemmeno invocare motivazioni. “Mi sacrifico denunciando i miei omicidi per risolvere un problema di giustizia”. Era questo, per Cossiga, un nobile concetto. Si può uccidere anche per politica? In questo interrogativo, sosteneva, c’è tutto il percorso compiuto dalla giustizia nella patria del Diritto.
 
MAURIZIO LIVERANI