UN MENEGHINO A ROMA

di Maurizio Liverani

A sinistra hanno molto bisogno di variare le carte in tavola, non potendo mutare le cose. Nel cimitero delle frasi fatte -“scelta di campo”, “svolta”, “idea forza”, “soggetto politico”, “progetto”- il braccio più popolato è quello del “percorso ideale”. Tutti, in piazza Santi Apostoli a Roma, si attendevano capogiri di entusiasmo per l’ex sindaco meneghino Giuliano Pisapia. Durante il suo intervento, i presenti sono stati colti da un senso di sgomento, di panico, di allarme per la sua frase, proferita per suscitare consensi clamorosi: “noi siamo diversi dagli altri, che non hanno principi”.  Nei giorni che hanno preceduto l’adunata, il nuovo esponente della sinistra si era pavoneggiato con idee che lasciavano intravvedere un “nuovo corso”. Il suo intento è di trovare consonanze ideologiche con Pier Luigi Bersani con la tecnica del falconiere che si fonde con i giullari. Puntuale come un meteorite, puntava a essere ascoltato e di prendere tutti nel suo orticello. Se va avanti di questo passo, si pensava, prima dell’adunata romana, che potesse concludere il suo esordio sul fatidico balcone di piazza Venezia, confermando quanto sostiene Stendhal per il quale la democrazia è la tirannide di tutte le mediocrità. Non è sempre così, ma lo è spesso; soprattutto quando nel pollaio ci sono “galletti” come Pisapia. Con i suoi pomposi “logogrifi” ha cercato di uncinare in una potente gittata tutta la sinistra; con lui, il Pd di Matteo Renzi dovrebbe essere presto un ramo secco. E’ convinzione generale che Bersani, scegliendolo come alleato, si sia dato, come si dice volgarmente, la zappa sui piedi. Da un tipo come Pisapia che presume di rappresentare un idealismo da super-market ci si attendeva qualcosa di diverso. Così minuto, così elegante, è da ieri un grande gigione della scena politica. Gli sarà difficile, si sospetta, strappare voti nell’elettorato della sinistra. Grazie al suo intervento romano, Matteo Renzi, nella sua adunata a Milano, ha ripreso tutto il suo naturale sussiego. I post-comunisti di Roma, dopo aver ascoltato il meneghino, hanno la convinzione di essere stati presi per il naso. Questo sentimento fa loro desiderare un prolungamento della campagna elettorale. Pisapia, come del resto Bersani, si rifiuta di vedere quello che salta agli occhi, e cioè che il popolo va al di là dei limiti della sinistra e che il ceto medio è ormai stufo delle contrapposizioni, sfruttato dalla malafede dei partiti che, dove hanno agguantato il potere, hanno prodotto soltanto sottosviluppo e sotto-rendimento industriale. Di queste verità deve essere persuaso persino Romano Prodi che in questa nuova formazione, chiamata “Insieme”, è proposto come un Ercole da fiera o un piccolo notaio di provincia che fa baldoria.

Maurizio Liverani