UN “NUOVO” SUPERFLUO

di Maurizio Liverani

L’emporio del nuovo, invocato da tutti gli italiani onesti, è stato raggirato ancora una volta. Con gran faccia tosta, i pentastellati, per lungo tempo, hanno interpretato la commedia della bella gioventù. Alla preparazione di questo nuovo ci sono logaritmi precisi: “tot” antifascismo più “tot” anticomunismo, “tot” Tangentopoli e poi tanti altri “tot”. Messi in puntiglio dagli sgarbati avversari, infiammavano gli adepti rinunciando ai vitalizi; sono azioni che vanno bene per il loggione. In pochi mesi questi rivoluzionari da salotto, entrati in Campidoglio, da cui pensano di non uscire mai, hanno messo da parte gli accenti barricaderi e invocano elezioni subito per rinnovare il Parlamento. Siamo la “nouvelle vague” della politica. Con apparente vitalità, somigliano nelle loro dichiarazioni  agli addetti al pronto soccorso, pronti a far uscire il Paese dalla crisi continua che lo attanaglia. Luigi Di Maio è un ragazzotto che snocciola ogni giorno il rosario del malaffare che “opprime” i partiti ronzanti a Montecitorio. Succube della vertigine del successo, strologa di continuo sulla disonestà degli avversari; oggi ha già l’aria del principe decaduto, nonostante sia sorretto dal monopolio degli incapaci. Invece di mandare all’aria la solita “routine” partitocratica, la sta rafforzando. Le rivelazioni date con il contagocce dalla stampa mettono il Movimento nel calderone degli intrighi amministrativi. Sono fatti della stessa stoffa della sinistra e della destra, la decadenza delle quali è ben illustrata nel saggio di André Glucksmann “La stupidità”. Le ideologie sono un intrattenimento emotivo e verbale; spettacolare veicolo di fantasie e follie in cui si rischia di smarrire la propria identità. Il carattere del M5S suscita il sospetto che dietro di esso si mimetizzi una sorta di neofascismo; una forma mentis che quando si esercita indiscriminatamente è una mancanza di perspicacia. Con loro tetra cocuzza, i grillini stanno entrando, senza rendersene conto, nel tranello degli avversari, che è questo: lasciamoli lavorare in attesa che, al momento convenuto, vengano a galla i loro pasticci. Già ora il solo vederli essica ogni entusiasmo, ogni fiducia in un avvenire migliore; costituiscono un “partito superfluo”.

Maurizio Liverani