UN PADRE OSTILE?

di Maurizio Liverani

E’ una favola quella che attribuisce a un padre la fierezza di un figlio che si affermi per qualità, applicazione, successo. Leggendo a pagina dieci del “Corriere della Sera” il ritratto che Tiziano Renzi ci offre del figlio Matteo, traiamo la convinzione che papà Tiziano o sia “invidioso” o, come capofamiglia, puntava tutte le atout di successo sull’altro figlio Samuele, medico, prima  a Ginevra e ora in Canada. La spiegazione che dà è questa: “Per non fare il fratello di Renzi, lui ha preso e si è levato di torno. E’ il migliore di tutti”. E’ evidente che il sessantacinquenne Tiziano privilegiasse Samuele, convinto per una di quelle misteriose ragioni che spesso rovinano le famiglie, e si augurava che Matteo, nell’ambito familiare, avesse al massimo la statura del comprimario. Matteo si è affermato grazie alle sue doti che il padre forse non ha intuito. La vicenda familiare a questo punto comincia a soffondersi di patetico. Tiziano deve essere rimasto stupito per le sue previsioni non propriamente esatte. Lo scambio di telefonate avute con Matteo (e riportate dal “Corriere”) e l’asprezza del tono che si riscontra nella voce dell’ex premier spiega tutto: tu mi hai considerato un outsider e io me ne sono andato per la mia strada infischiandomene delle tue premonizioni. A questo punto il padre si adopera sconsideratamente per diminuire il prestigio del figlio che è stato sindaco di Firenze; con gli amici, a cui ha raccontato tante fanfaluche, rincara la dose: “non sarà mai un Andreotti, non ha la sua ‘caratura’”. Vorremmo vedere Tiziano Renzi in una luce diversa, con una certa simpatia. Accade nelle migliori famiglie che ci sia il predestinato; rendersi conto di non aver capito il figlio Matteo, che pur rientra nei suoi più cari affetti, è una amara constatazione. Dovremmo assolverlo, purché non si scopra che oggi trami con chi vuol fare lo sgambetto al segretario del Pd (il che non è poca cosa) con un ammasso di falsità.

Maurizio Liverani