UN PAESE SPOLITICIZZATO

di Maurizio Liverani

Di colpo, tutta la politica cui abbiamo dato credito è sprofondata in un abisso di asserzioni prive di significato. In ogni politico, dopo le ultime apocalissi elettorali, leggiamo in faccia il versetto mozartiano: “Non so più cosa son / cosa faccio”. Sempre impegnati a recitare con la massima furbizia la parte di guide morali, persuasi di aver ricevuto sin dalla nascita una destinazione illustre, moralisti, politici, giornalisti dalla “penna solenne”, da qualche giorno, hanno l’espressione di “illustri nullità”. Fino a qualche tempo fa non passava loro per la mente che potesse esistere un’intelligenza superiore a quella che dispiegavano attraverso la grande informazione. Oggi, tante ammirate esternazioni somigliano a sputacchiere per le escrezioni moralistiche. Dopo anni di clisteri di moralismo, giornalisti-principe, che si erano assegnati la funzione della “tirata d’orecchie”, si domandano allo specchio: “Chi sono io?”. A questo interrogativo si è ridotta la perdurante convinzione di essere l’espressione di una Italia ideale, mai esistita, per pontificare, o biasimare; la presente è viva dove, direbbe Karl Kraus, “l’uomo non c’è più, restano solo i suoi sintomi”. Ora, quei preziosi contributi alla conoscenza e all’apprendimento possono, al massimo, impreziosire il rimpianto del tempo che fu. La storia rattrappisce la loro sapienza a testimonianza di piccola pretura. Le cosiddette guide morali non vengono neppure più citate. L’”io c’ero”, alla Montanelli, alla Biagi, non vuol sentir parlare di regime di destra e di sinistra; le ideologie sono costrette a fare autocritica. Il sospetto che la suddivisione tra destra e sinistra fosse una scemenza è ormai diventato certezza; espressione soltanto di una cattiva coscienza nascosta sotto il polveroso cerone che ha reso le baronie, che reggono il potere, imprudenti e servili. In sostanza, impresentabili. Gli italiani, anche quelli diffidenti, hanno abboccato al gioco delle correnti contrarie mentre avanzavano negli ingorghi delle falsità, scavati dai loro ideologi. Con le ultime elezioni, i cittadini hanno deciso in massa di non seguire gli insegnamenti ufficiali, nati dalla necessità, per sopravvivere, di cambiare. La politica si è tolta la maschera, mentre sulla ribalta riprende fiato la verità. Destra e sinistra, invece di ridarsi ardore, si lasciavano sconfiggere nel naufragio. “Il caso sì che se ne intende!”, gridava Dumas figlio. Il caso, con le ultime scelte elettorali, ha rivelato che gli italiani della politica tradizionale non hanno più alcuna fiducia. Ora si cercano nuovi paraninfi in posizione subalterna a fare da zerbini alle scarpe logore della contrapposizione; purché non rappresentino una forma di alterità alla vecchia politica. Ed è quello che è avvenuto: gli attuali governanti si sono presentati con un volto nuovo, pronti a sporcarsi, ma nel frattempo hanno imposto il “giù la maschera” alle vecchie generazioni. Ma, la promessa di cambiamento non basta a trarre in inganno ancora una volta gli elettori. La promessa non li ha resi più tolleranti, al contrario, giustifica agli loro occhi un raddoppiamento di intolleranza. Senza perdere tempo, le nostre “guide ideali” si sono trasformate in “guide immorali”. Le necessarie intelligenze scaturiranno quando i presuntuosi che hanno rovinato il Paese si inabisseranno in un mare sconfinato.

Maurizio Liverani