UNA SOLUZIONE FARO

di Maurizio Liverani

Viene un brivido a pensare alle guerre e alle rivoluzioni in cui ci siamo imbattuti a causa dei sillogismi comunisti e fascisti. I rivoluzionari finiscono sempre in mano ai pazzi; spuntano poi dei capi che cercano di dare una sistemazione organica a questa pazzia. Gli italiani ne sono a tal punto contenti da aspirare, anche se non lo danno a vedere, a qualche forma di compromesso storico. Quando affiorò l’idea del famoso inciucio sinistra-destra, milioni di italiani cominciarono a tirare un sospiro di sollievo. Silvio Berlusconi aveva avuto un’infatuazione, che tuttora ha, per Matteo Renzi: “ricorda me quando ero giovane”. Gli sganzetti dei loro partiti erano terrorizzati che questo progetto si attuasse; ebbero inizio le risse interne. A sinistra insistevano che si “portasse” ancora Marx. Per mesi i politici hanno caracollato su questo inciucio trovando il modo di insultarsi e il grigiore dei vari leader ostili al progetto si acuì a tal punto che nell’opporsi si rifaceva continuamente ai sillogismi marxisti, autentiche “scemate” che sono soltanto riuscite a dare sistemazione ai conflitti. Fallito questo progetto, che il Paese continua a invocare, passarono alcuni mesi; gli ex incapaci di maneggiare l’ingranaggio di altre soluzioni tradussero le coccole al segretario Renzi in veleni. Intanto perdeva ogni valore il brevetto di marxista (con la patente di rinnovatore); a milioni i compagni non gradivano più né falce e martello né “Bella ciao”. Quanti sono stati costretti a dedicarsi alla “bella ciao” presero la rivincita contro i grandi sacerdoti della morale rossa, visti finalmente nella nuova ottica di “pappe molli”, cioè di gente incapace di sincronizzarsi con un grande destino. Sfumata l’idea dell’intesa gradita al leader di FI, il destino “cinico e baro” propose, flebilmente, un accostamento tra Salvini e Berlusconi il quale, nonostante gli avvisi dell’età, è sempre disposto, anche con la respirazione bocca a bocca, a non annegare in un’altra delusione. Dalla Francia, sottili filosofi dimostrano, un giorno sì e un giorno no, come la distinzione destra e sinistra sia una grande scemata. Il marxismo, per anni afflosciato come un soufflé, si appellava ad alcuni marxisti in salamoia disposti a tutto pur di scovare talleri sonanti nella saccoccia statale. Finalmente l’aspirazione massima degli italiani non aveva niente di fascista o di comunista, ma era intrisa di tolleranza e amor patrio; un sentimento che ha gettato nella pattumiera della storia sia la “falce e martello” sia il “fascio”. La vera forza della democrazia italiana è che non si è mai saputo esattamente cosa sia. Dopo tante battaglie l’unica soluzione era l’intesa, magari avallando ultra rapide lottizzazioni. La lottizzazione è pur sempre una superba impresa di “public relation”. Per questo progetto che toglierebbe l’Italia dalla palude ci vorrebbero due capi che si fidino l’uno dell’altro. Potremmo chiamarlo, tanto per risvegliare il buonumore, “un allegro miscuglio”.

Maurizio Liverani