UN’ATTESA RESURREZIONE

di Maurizio Liverani

Palmiro Togliatti esce improvvisamente dal dimenticatoio con l’accusa di aver screditato Antonio Gramsci. Stranamente, per questo motivo viene riesumato dalla destra. Pensavamo che il Migliore fosse ormai scomparso dalle cronache della politica italiana; che le sue idee tornino in auge dovrebbe ringalluzzire la “vera” sinistra. Togliatti era un uomo molto colto e con spicciativo cinismo relegò tra le personalità di rilievo, ma scarsamente efficaci politicamente, Gramsci. Temperamento vivace e troppo intelligente, Palmiro cercava il consenso dei liberali; per questo il Kgb sovietico intendeva stecchirlo. Delle sue letture raffinatissime parlava con pudore nel timore che la base non avrebbe amato i suoi gusti elitari; stimava a tal punto i liberali del “Mondo” da ingiungere a Mario Alicata di elogiare, in una conferenza al teatro Eliseo, Ernesto Rossi, autore di “I padroni del vapore”. Rossi era un liberale di sinistra prezioso, di quella razza abituata a spaccare i capelli non in quattro ma in quattrocento parti. Ricordiamo che Nilde Iotti, poco prima di morire, segnalò che Togliatti era tendenzialmente un liberale. Al confronto di Palmiro i ducetti d’oggi sono tutti ragazzotti impulsivi; sono pigmei e, nei migliori dei casi, arrivisti vanitosi e snobisti camaleonteschi. Le conventicole politico – letterarie che, vivo il Migliore, costituivano un ceto egemonico, sono ora in crisi nonostante il sostegno dell’editoria berlusconiana. L’editoria, ispirandosi a Togliatti, percorre a passi da bersagliere la riutilizzazione a destra di nuovi e vecchi intellettuali di sinistra. Con gran scorno della destra che mal sopporta questa invasione di campo. Il superamento di interessi politici coincide con la maturità politica dei togliattiani. Il togliattismo permette il superamento delle passioni politiche. L’incontro della sinistra liberalizzante con il togliattismo può accentuarsi e mettersi all’opera per liberare il campo dagli uggiosi segretari che si sono succeduti alla morte di Togliatti. Potrebbe trovare, su un certo tipo di elettorato moderato, un  consenso che darebbe una svolta a tutta la politica italiana, con disappunto dei vari D’Alema, Emiliano, Cuperlo, Bersani. I veri liberali uscirebbero da quel malinteso in cui sono incorsi,  con  Giovanni Malagodi, offrendo una copertura alla Dc che “fornicava” con i comunisti sin dai tempi di De Gasperi. Una compromissione tra il berlusconismo e questo rinascente togliattismo liberale potrebbe essere vista come l’unica via d’uscita da questa politica che va in spiccioli tra fatti e misfatti.

Maurizio Liverani