VENEZIA: C’E’ CHI VA PER DORMIRE…

FATEMELO DIRE

di MAURIZIO LIVERANI

VENEZIA: C’E’ CHI VA PER DORMIRE…
Si avvicina il Festival di Venezia. Non ci sono più le pattuglie di scalmanati pronti a lanciare ingiurie velenose contro le autorità, contro i film e contro gli autori. I cosiddetti obiettori di coscienza, disposti a compiere sacrifici per tutelare lo status quo di questa rassegna, hanno scelto il disinteresse. Il cinema italiano confida molto in questa mostra; per superare questo momento difficile il Festival è messo sotto tutela. Tanti anni fa, scrittori illustri concepivano le rassegne cinematografiche come un’occasione per concedersi una vacanza. L’autore di “Quartieri alti”, di “Giovannino”, Ercole Patti,  viveva il cinema in una concezione soporifera e difendeva questa sua attitudine, oggi sempre più insistentemente adottata. Per convincersene basta leggere le sue recensioni. L’unica volta che Ercolino volle rivedere il film brasiliano “O pagador de promesas” – candidato a vincere un festival – chiese una visione privata alla quale, puntualmente, si addormentò. Al film, bruttissimo, non andò alcun premio. Mario Soldati che presiedeva la giuria cercò di strappare a Patti il titolo di “critico dormiente”. Alla reazione stizzita dello scrittore amico dovette ammettere che il titolo spettava soltanto a Ercolino. In una raccolta di recensioni, uscite durante il fascismo, Patti è citato per la critica a “L’Assedio dell’Alcazar” di Augusto Genina, un film filo-franchista sulla guerra di Spagna. “Ne scrissi bene”, confessò lo scrittore. Gli antifascisti lo assolsero perché Sandro De Feo, critico dell’”Espresso” di allora, ricordò che l’amico durante la proiezione aveva sempre dormito. De Feo, che era rimasto sveglio, scrisse invece con ardore: “Il senso dello squadrismo è immortale”. Anni dopo mi rivelò che forse avrebbe fatto meglio a dormire anche lui.
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Cambiare un leader come segno di un mutamento in nome di un superamento epocale è un gioco di opinionisti “con poche idee”, direbbe Maccari, “ma confuse.
Bruscamente, i recenti fatti portano alla luce l’insensatezza dei capi occidentali.
L’abilità dei capi sta nel raccontare ben costruite bugie.
La Germania cerca costantemente di attuare il sogno di sempre: colonizzare l’euro, l’Europa tutta, dietro il “nobile” pretesto di unire il continente.
Per l’autore del “Illusione della fine” il futuro non esiste più.
L’affrancamento dalla politica è generale; per questo nessuno ha il diritto di cantare vittoria.
Tra gli operai si è avvertita la tendenza a ricondurre l’attività sindacale nella sfera delle rivendicazioni sottratte al mito della lotta di classe.
Gli italiani si vanno convincendo che il vero e solo modo di vincere una competizione politica è di evitarla.
MAURIZIO LIVERANI 

(Aforismi dai libri “SORDI RACCONTA ALBERTO”, “IL REGISTA RISCHIA IL POSTO”, “AFORISMI SOSPETTI” e “LASSU’ SULLE MONTAGNE CON IL PRINCIPE DI GALLES” di Maurizio Liverani)