WALTER NEL PALLONE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

WALTER NEL PALLONE

L’ex pci Walter Veltroni, in accordo con la sua scaltra simpatia, si presenta ripetutamente come un fenomeno naturale, una marea o una eclisse. Per farla breve, potremmo definirlo un politico “zeppelin”, dirigibile noto per gonfiarsi a dismisura, elevarsi molto in alto e spesso poi ridursi in cenere. Ha dalla sua il favore di quasi tutta la stampa che per ogni peccato gli accorda un perdono (leggi intervista). E’ ormai convinto di aver eliminato tutto ciò che minaccia il suo prestigio; si rinnova in continuazione. Ha sempre molte occasioni per sondare la resistenza della controparte che in realtà non esiste. E’ simpatico in ogni direzione. Questa simpatia mette in uno stato di irritabilità la maggioranza dei suoi antichi correligionari. Avvolgendosi in una inconsueta malinconia leopardiana, ha scelto il “talento sportivo” per occuparsi di calcio nel maggiore giornale italiano cui è approdato tra gli osanna di chi lo considera un bravo ragazzo incapace di odiare un avversario politico. Questo rapido colpo di timone è apparso come una straordinaria impresa di pubbliche relazioni. Ha avuto buon gioco a innalzarsi a livelli di commentatore insigne occupandosi di un calciatore dotatissimo ma anche avvolto in un alone prestigioso. C’è chi si è indignato: come fa un leader della sua stazza a tessere l’elogio di un eroe della pedata dopo aver esaltato le doti di Stalin. Veltroni ha voluto far sapere che il Paese è spinto a guardare agli eroi della pedata come a precettori, a savi, rinunciando a quella prosopopea spesso ostentata quando era il mandriano del pci. Il Corriere della Sera lo ha accolto come una personalità di spicco, come dire: ha voluto spiccare il volo fuori dell’ingranaggio politico nel quale sarebbe diventato una pulce. Nell’apparato non c’è stato chi gli abbia sbarrato il passo. Veltroni è al corrente che nel suo partito si allevano dirigenti di scarso rilievo e che è difficile lanciarli al vertice. Questo accade perché il partito, nell’accezione tradizionale del termine, è un vuoto simulacro. Chi non riesce a staccarsene è condannato alla più piatta ripetitività; è un’organizzazione che mira soltanto a perpetuare se stessa, sempre meno interessata alle necessità della collettività. Come tanti altri, Walter non vuole appartenere al ceppo dei “guidati”; come cronista sportivo potrebbe presto appartenere al ceppo di coloro che guidano. Sembra non esserci ormai che questa alternativa: o farsi pupillo di una sinistra evanescente e continuare ad avere prebende e onori o convertirsi al giornalismo sportivo per essere sempre alla ribalta. La stampa e la televisione tendono a formare un tipo di giornalista egregiamente preparato all’opportunismo. Il gioco del pallone è il fondamento della democrazia italiana.
 
MAURIZIO LIVERANI